Videoteca Virtuale

I 5 Film girati a Villafranca di Verona

Autore: Pino Passarelli

VILLAFRANCA DI VERONA E LA 7^ ARTE

La cinematografia (nota con l’abbreviazione di cinema) è una forma d’arte moderna, nonché uno dei più grandi fenomeni sociali, mediatici e culturali di fine XIX secolo.
Le Arti, fino al XIX secolo, erano sei.
Le loro origini si perdono nella notte dei tempi. Con l’avvento della cinematografia fu istituita “la settima arte”, tale nome fu scelto semplicemente perché, fra tutte le forme artistiche e di spettacolo fu l’ultima ad essere inventata. La sua prima manifestazione si fa risalire al 1895, quando i francesi fratelli Lumière proiettarono al Grand Café des Capucines di Parigi dieci film, ciascuno della durata di circa un minuto:
L’uscita dalle officine Lumière (La Sortie de l’usine Lumière à Lyon),
Il volteggio (La voltige),
La pesca dei pesci rossi (La Pêche aux poissons rouges),
L’arrivo dei fotografi al congresso di Lione (L’arrivée des congressistes à Neville-sur-Saone),
I maniscalchi (Les Forgerons),
L’innaffiatore innaffiato (L’arroseur arrosè),
La colazione del bimbo (Le Repas de bèbè),
Il salto alla coperta (Le saut à la couverture),
La Piazza di Cordeliers a Lione (La Place des Cordeliers à Lyon)
Il Bagno in mare (Baignade en mer).


Il Cinema e la nostra Villafranca
Anche la Nostra Città fu coinvolta dalla nuova Arte circa dieci anni dopo la sua apparizione.

APPROFONDIMENTI
1 - L'ESERCITO AMERICANO NELLA GRANDE GUERRA

Il video che presentiamo è un eccezionale filmato d'epoca realizzato dalle truppe americane di stanza in Italia durante la prima guerra mondiale. Si tratta di un documento con immagini straordinarie del Nord Est italiano, fino a poco tempo fa inedite.
Grazie alla collaborazione tra la Cineteca del Friuli, l'Istituto Luce e il Museo Storico di Trento, le pellicole sono state ritrovate negli Stati Uniti presso lo Smithsonian Institution e la Library of Congress. Erano corredate dalle schede di catalogazione dell'epoca, cosa che ha permesso di identificare con certezza luoghi, date e personaggi rappresentati nelle riprese. I filmati servivano come base dei video-giornali che gli americani proiettavano per sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto stava sucedendo in Europa. Nelle riprese furono utilizzate metodiche all’avanguardia come l’utilizzo di una macchina da ripresa montata su un mezzo militare per poter videoregistrare i reparti in movimento e le sfilate, come quelle lungo corso Garibaldi a Villafranca di Verona.
Il 7 maggio 2015 un U-Boot 20 tedesco affondò con due siluri il transatlantico inglese Lusitania, durante il suo normale percorso da New York a Liverpool, al largo dell’Irlanda.
Delle 1200 vittime, 123 erano cittadini americani. L’indignazione internazionale fu immensa, e i tedeschi si giustificarono sostenendo che la nave trasportava anche armamenti destinati all’Inghilterra.
Le proteste dell’opinione pubblica internazionale e soprattutto degli Stati Uniti furono così decise da spingere i comandi tedeschi ad interrompere la campagna di guerra sottomarina indiscriminata.
L’entrata in guerra degli Stati Uniti del 6 aprile 1917, fu conseguenza dell’affondamento della Lusitania, mettendo così a disposizione del fronte alleato l’enorme capacità produttiva americana, promettendo perciò una svolta nel conflitto che viveva un momento di stasi, più favorevole agli Imperi Centrali
Lo sforzo bellico americano infatti fu interamente rivolto al fronte occidentale, considerato più in difficoltà rispetto al fronte italiano secondario e comunque più stabile.
Il solo contributo statunitense verso il fronte italiano nel 1917 fu l’addestramento di piloti americani al bombardamento notturno, svolto nella scuola di Foggia (dove furono addestrati oltre 400 piloti, quasi tutti poi destinati al fronte occidentale) e nella primavera del 1918 la formazione di una cinquantina di piloti nella Scuola Idrovolanti della Marina di Bolsena. Da qui si arrivò alla successiva creazione di una squadriglia autonoma composta da solo personale americano (in sostituzione di quello italiano della 263 squadriglia) istituendo, il 24 luglio 1918, una U.S. Naval Air Station nella base idrovolanti di Porto Corsini a Ravenna, (peraltro con mezzi e materiali italiani). Si registra in questa fase la presenza di volontari come i “Giovani Poeti” tra le cui fila collaborarono molti scrittori americani e Ernest Hemingway (futuro autore di Addio alle armi in cui racconta l’esperienza del loro impiego come autisti di ambulanze e come personale di supporto alla Croce Rossa, nella sussistenza e presso le “Casa del Soldato” gestite dalla YMCA (Young Men’s Christian Association – Associazione Cristiana dei Giovani, fondata il giugno 1844).
Il 26 giugno 1918 fu scelto un Reggimento in quel momento in attesa di addestramento a Donnemarie in Francia, a 90 km da Parigi: il 332esimo della 83esima divisione, composto principalmente da militari provenienti e formatisi nello Stato dell’Ohio, a Camp Sherman; assieme ad esso, anche il relativo reparto ospedaliero, il 331esimo, per un totale di 4000 uomini e 125 ufficiali al comando del colonnello William Wallace per essere inviato sul fronte italiano. La partenza fu fissata per il 25 luglio 1918 con arrivo a Villafranca di Verona il giorno seguente.
Giunto a Villafranca di Verona (tra il 26 e il 29 luglio), dopo i soliti festeggiamenti, il Reggimento fu dislocato prima in quattro sedi diverse, quindi, non piacendo tale sistemazione al colonnello Wallace, fu riaccorpato in un accampamento vicino a Valeggio s/M. Qui iniziò il proprio addestramento guidato dalla Compagnia Arditi agli ordini del maggiore Allegretti. L’attività militare fu funestata da un incidente il 13 settembre: una granata di mortaio esplose durante l’esercitazione all’interno di una trincea affollata. Morirono 4 soldati ed un ufficiale e più di 40 uomini rimasero feriti, alcuni dei quali (tra cui un tenente colonnello) posero fine alla loro carriera militare con questo incidente.
Il Reggimento prese parte alle operazioni di guerra il 31 ottobre passando il Piave alle grave di Papadopoli (isola sul fiume Piave e nei comuni di Maserada e Cimadolmo in provincia di Treviso formatasi nel 1882 a seguito di un’alluvione) come retrovia dell’Armata inglese. Attraversò Vazzola, soggiornò a Gaiarine e nel pomeriggio del 3 novembre arrivò sulle rive del Tagliamento, a Ponte della Delizia.
Al Reggimento fu ordinato di avanzare il più possibile dato che i nuovi confini italiani sarebbero stati definiti in base all’avanzamento delle truppe sul territorio. Il Reggimento, a tappe forzate, arrivò a Cormons (primo paese dell’Impero Austro-Ungarico) il 12 novembre. Nel frattempo il secondo Battaglione era stato destinato nel Cattaro per controllare le tensioni in atto tra Serbi e Montenegrini, mentre il terzo Battaglione veniva assegnato a Fiume per compiti di polizia. Il resto del Reggimento rientrò a Treviso il 24 novembre.
L’11 febbraio 1919 il Reggimento, riunito con il secondo e terzo Battaglione, fu trasferito a Genova da dove partì il 29 marzo 1919 per gli Stati Uniti.
Il Reggimento fu sciolto tra il 2 e il 3 maggio 1919 a Camp Sherman, con il congedo di tutti i suoi effettivi. Alla fine del conflitto le perdite totali ammontarono a un morto e sette feriti in combattimento, cinque morti e quaranta feriti in addestramento, più una quarantina circa di decessi per malattia (principalmente per la così detta “influenza spagnola”).


2 - FILM VILLAFRANCA
Girato negli stabilimenti “Fert” di Torino tra il 1932 e il 1933.
Le riprese di alcuni interni furono invece effettuate nel Palazzo Reale e nel Palazzo Madama di Torino, Teatro Regio e Teatro alla Scala. Tratto dal dramma omonimo di Giovacchino Forzano e Benito Mussolini, uscì nelle sale il 19 gennaio del 1934. E’ la cronaca delle vicende storiche che hanno segnato la fine della II Guerra d'indipendenza: dalla storica seduta del Parlamento subalpino, il 10 gennaio 1858, con l'intervento di re Vittorio Emanuele II e gli incontri del sovrano con il conte di Cavour, fino alla pace di Villafranca di Verona dove l’11 luglio 1859, per iniziativa di Napoleone III, venne stipulato l'armistizio tra gli Austriaci e i Franco-Piemontesi, cui seguì, nel novembre dello stesso anno, il Trattato di Zurigo che pose definitivamente fine al conflitto.
In mancanza delle copie originali del filmato di Forzano, che, per quanto cercate e rincorse in ogni dove, non è stato possibile reperire, nella clip ci è parso opportuno proporre le immagini della nostra Cittadina come certamente la vide chi si trovò a visitarla durante le riprese del Film e alcune foto di scena della troupe del Forzano, gentilmente messe a disposizione dalla signora Luisa Zorzi.


Regia: Giovacchino Forzano
Fotografia: Ubaldo Arata, Mario Albertelli, Reimar Kuntze, Augusto Tiezzi, Giovanni Vitrotti
Montaggio: Giacinto Solito - Mario Bonotti
Musiche: Antonio Cantù - Mario Peragallo
Scenografia: Antonio Valente - Savino Fino
Costumi: Celestino Magliolo


PERSONAGGI
- NAPOLEONE II, imperatore dei Francesi (Enzo Biliotti)
-VITTORIO EMANUELE II di Savoia (Annibale Betrone)
- CAMILLO BENSO, conte di Cavour (Corrado Racca)
- CLOTILDE DI SAVOIA, Principessa (Pina Cei come Pia Torriani)
- MICHELANGELO CASTELLI, Senatore (Giulio Donadio)
- CANONICO GAZELLI, confessore Savoia (Alberto Collo)
- MARCH. BIRAGO DI VISCHE, Deputato (Giulio Oppi)

Altri: Gustavo Conforti ,Valentino Bruchi,Vasco Brambilla, Edoardo Toniolo, Felice Minotti , Isora Cardinali, Nino Bellini, Guido De Monticelli, Edoardo Biraghi, María Denis, Ernesto Marini, Carlo Dusee, Celio Bucchi, Mario Ferri.


RASSEGNA STAMPA:
Filippo Sacchi , nel Corriere della Sera del 20 gennaio 1934
« Apparentemente se c'era un caso che giustificava la trasposizione letterale sullo schermo di un'opera di teatro era questo, in cui non soltanto la concatenazione delle vicende, ma le battute stesse del dialogo erano dettate dalla storia.Pure, anche nei limiti prefissi, siamo convinti che sarebbe stato possibile dare a questa vasta e pittoresca materia una maggiore elaborazione cinematografica...Nell'intento di arrivare a questa elaborazione, Forzano ha avuto la lodevolissima cura di andare a girare i più significativi episodi del dramma nei loro sfondi autentici. Purtroppo vi ha collocato personaggi presi tali e quali dal palcoscenico, con gli stessi gesti, le stesse inflessioni, si direbbe le stesse truccature, e il contrasto della convenzione scenica sovrapposta al dettaglio reale, non fa che far sentire più vivo l'artificio di quella... »
Mario Gromo in “La Stampa” del 20 gennaio 1934
«...Le grandi figure rievocate da questo dramma fanno balzare il periodo più eroico e leggendario del nostro Risorgimento; e soltanto con il loro apparire determinano entusiasmo e commozione.
...II film non vuole ricorrere soltanto a valori cinematografici puri, dà il massimo rilievo ai dialogati e alla battuta, ne fa sovente l'elemento predominante, che è un'altra sana, vasta, importante opera di esaltazione nazionale, dal Forzano compiuta con una lena dall'ampio respiro.
II rievocare momenti della nostra più recente e gloriosa storia è compito altissimo; e un film che a questo compito s'ispirasse doveva essere tenuto in toni volutamente popolari, in un'atmosfera leggendaria e familiare insieme....
La cura e lo scrupolo dedicati alla messinscena di “Villafranca” sono davvero esemplari, soprattutto per quel che riguarda ambienti e sfondi. L'obiettivo che si sposta per i saloni del Palazzo Reale ci fa assistere a una serie d'interni assai rari da scorgere in qualsiasi film, dall'Armeria alla sala del trono, specialmente nella sequenza che accompagna la principessa Clotilde alla preghiera. L'uscita del conte, in carrozza, per recarsi a palazzo, ha il sapore d'una stampa dell'epoca; e il lungo "carrello" aereo, d'una trentina di metri, che parte dalla ribalta del Regio e giunge alla balaustra del palco reale, per l'ambiente nel quale procede, per il momento che vuole ricordare, e davvero memorabile negli annali del nostro cinema...
Il film interrompe finalmente la serie delle melense commediole che pareva dovessero essere quasi un monopolio della nostra cinematografia; ed è anche, tecnicamente, un'impresa che impensierirebbe qualsiasi agguerrito e potente produttore.»


3 – FILM “I QUATTRO DEL GETTO TONANTE”
TRAMA
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l'Aeronautica italiana inizia la sua ricostruzione. Sui campi d'aviazione i piloti delle nuove leve s'incontrano con gli anziani: in uno dei campi alcuni aviatori seguono un corso d'addestramento sui moderni apparecchi a reazione americani F 84 "Getto tonante". Al maggiore Montanari, che partecipa a questi voli, viene l'idea di costituire una pattuglia acrobatica, che possa concorrere con quelle delle altre nazioni. Sottopone l'idea a quattro dei suoi compagni di corso: il capitano Rosi, il tenente Zanchi, il maresciallo Alberti e il sergente maggiore Chiarelli, che l'accolgono con entusiasmo Per giorni e giorni, i cinque piloti si sottopongono ad un duro addestramento segreto. Tutto sembra procedere nel migliore dei modi, ma un incidente di volo capitato al maresciallo Alberti fa quasi scoprire il loro segreto. I cinque dovranno superare molti ostacoli e saranno le loro donne e madri a infondere loro il coraggio necessario per andare avanti.
Anche se siamo nel 1955, sembra di assistere a una pellicola di 10-15 anni prima: telefoni bianchi, sostanzialmente. Una trama che fa leva su buoni sentimenti ed eroismo, un intreccio che sembra più interessato a mettere in mostra acrobazie e aerei che esseri umani, dialoghi, situazioni, psicologie; I quattro del getto tonante è un film che nasce vecchio, ma soprattutto - sia pure per un'ingenuità di fondo - inoffensivo, capace di suscitare più sbadigli che entusiasmi. L'unico motivo per cui viene tuttora ricordato è quello citato attentamente dal Morandini: trattasi della primissima uscita sul grande schermo per la gloriosa IIF di Fulvio Lucisano, che rimarrà per oltre mezzo secolo una delle principale figure produttive del Belpaese. Per il resto non si può che segnalare la partecipazione di Leo Benvenuti e Piero De Bernardi in fase di sceneggiatura, anche se la coppia è ancora lontana dalla futura celebrità, che vanno ad accostare le proprie firme sul copione a quelle del regista e di Stefano Strucchi; il reparto interpreti sfoggia invece nomi del calibro di Massimo Girotti, Andrea Checchi, Antonio Cifariello, Dawn Addams, Tino Carraro, Elsa Vazzoler e del futuro regista Giulio Paradisi. Fernando Cerchio aveva già una quindicina d'anni (e altrettante pellicole) di carriera alle spalle; il suo cinema è molto di maniera, privo di personalità e forse l'opera qui non suggeriva un diverso atteggiamento. Belle le sequenze con acrobazie in volo. 3,5/10.


CRITICA
"Dedicato all'audacia e alle imprese dei piloti degli aerei a reazione, questo film si fa seguire con notevole interesse e pur ispirandosi evidentemente agli esempi molto numerosi giuntici d'oltre Oceano, ha una sua caratteristica fisionomia che ci rende abbastanza familiari i personaggi principali [...]. Lavoro più che dignitoso e di accurata fattura". (A. Albertazzi, "Intermezzo", 3, 15 febbraio 1957). "Alcune riprese di acrobazie aeree sono eccellenti. Discreta la regia; recitazione modesta, ma decorosa; buono il colore. In complesso il film, che vuol essere un'esaltazione dei nostri piloti, costituisce uno spettacolo discreto". ("Segnalazioni cinematografiche", vol. 41, 1957).
Le scene degli alloggiamenti e del campo di aviazione riguardano la Base aerea di Villafranca di Verona


4 - CENTENARIO 17° REGGIMENTO ARTIGLIERIA CAL “SFORZESCA”
"Con forza ed ardimento"
Il Reggimento si costituisce in Novara il 1° novembre 1888.
Prende parte alle guerre coloniali e alla 1^ guerra mondiale.
Nella 2^ Guerra Mondiale (1940) il Reggimento è schierato sul fronte francese inquadrato nella Divisione "Sforzesca".
Nel 1941 partecipa alla campagna d'Albania e, a perenne riconoscimento dell'eroico comportamento, lo Stendardo del Reggimento è decorato con la prima Medaglia d'Argento al Valor Militare.
Nel 1942 il Reggimento viene motorizzato e impiegato con la Divisione "Sforzesca" sul fronte russo (fiume Don) dove ha condiviso con i fanti enormi fatiche e sacrifici tanto da essere insignito di una seconda Medaglia d'Argento al Valor Militare.
A testimonianza dell'eroico comportamento tenuto durante il ripiegamento del 1943 viene conferita alla Bandiera di Guerra la terza medaglia d'Argento al Valor Militare. E’ ricostituito il 1° gennaio 1947 in Novara, inquadrato nella Divisione "Cremona".
Il 1° luglio 1953 assume la denominazione di 17° Raggruppamento di artiglieria c/a D.A.T., trasferendosi a Lodi; un Gruppo viene distaccato a Ghedi.
Il 1° maggio 1961 il Comando dell'unità si trasferisce a Savona con i distaccamenti di Lodi e Ghedi.
Il 1° aprile 1964 viene soppresso e ricostituito nella sede di Bologna per trasformazione del 3° Raggruppamento di artiglieria controaerei, assumendo la denominazione di 17° Reggimento Artiglieria Controaerei Leggera, con i gruppi così distaccati: il 1° a Villafranca di Verona, il 2° a Istrana, il 3° a Lodi e il 4° a Ghedi. Il 9 settembre 1972 il Comando di Reggimento si trasferisce da Bologna a Brescia.
Il 31 ottobre 1975, a seguito della ristrutturazione dell'Esercito di campagna, l'intera unità viene soppressa per essere ricostituita, il giorno seguente in Villafranca di Verona, con la denominazione di 17° Gruppo artiglieria controaerei "Sforzesca". Le sue tre batterie vengono dislocate a Villafranca (1^), a Ghedi (2^) e ad Istrana (3^). Il 15 dicembre 1993, viene soppresso e contestualmente il 2° Gruppo del 121° Reggimento Artiglieria Controaerei Leggera, con sede a Mestre, ne eredita la denominazione e la Bandiera di Guerra.
L'8 settembre 1996 il 17° Gruppo artiglieria controaerei leggera "Sforzesca" assume la fisionomia organica del Reggimento di artiglieria controaerei (equipaggiato con armamento misto SKYGUARD ASPIDE - 40/70).
Il 30 giugno 1997 il Reggimento si trasferisce a RIMINI ed assume la fisionomia organica di Reggimento di artiglieria controaerei (con armamento omogeneo SKYGUARD ASPIDE). Dal 2001 si trasferisce nella sede di Sabaudia (LT).
La clip che viene presentata nel filmato riguarda la celebrazione del centenario della nascita del Reggimento tenutasi lungo Corso Vittorio Emanuele II a Villafranca di Verona il 26 giugno 1988.


5 – FILM “FANGO E GLORIA”
Fango e Gloria - La Grande Guerra è un documentario italiano, andato in onda in prima serata su Rai 1 il 24 maggio 2015, per commemorare i cento anni dell'entrata in guerra dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale il 24 maggio 1915.
Il film è composto da video originali della Grande Guerra, per la prima volta dotati di colorazione, mentre l'altra parte è un film. La fiction è incentrata sulla storia del Milite Ignoto Italiano, che nel film è identificato con Mario, un personaggio di fantasia, interpretato da Eugenio Franceschini.


TRAMA
Mario, un italiano ventenne, dal 1914, dopo l'Attentato di Sarajevo, inizia a preoccuparsi con il suo migliore amico e la fidanzata del destino dell'Italia nel conflitto. Circa un anno dopo, il Re Vittorio Emanuele III, decide che l'Italia entrerà in guerra e mentre il padre e Mario passeggiano, il genitore legge il giornale e lo getta a terra indignato, perché c'era scritto che l'Impero austro-ungarico era rimasto deluso dall'Italia. Dal giornale cade la cartolina che il ragazzo non avrebbe mai voluto ricevere: il richiamo alle armi. Parte e combatte sul fronte italiano fino al 1918, quando durante una battaglia, ordina ai suoi uomini di uscire dalla trincea per avanzare e viene preso da un cecchino austriaco poco fuori dalla trincea. Rimane lì per un po' di tempo (qualche ora), fino a quando due soldati italiani, che cercavano di ristabilire con i fili la linea telefonica, si accorgono che tra tutti quei morti ce n'è ancora uno che si muove: è Mario, ma muove solo le dita e per lui non c'è più niente da fare. Il soldato che va a vedere se è vivo gli ruba l'orologio, l'unico ricordo della fidanzata e l'unica possibilità di essere identificato, perché aveva perso la medaglietta identificativa. Verrà ritrovato qualche giorno dopo e messo con i corpi "non identificati".
Nel 1920 a Maria Bergamas è affidato l'incarico di scegliere fra undici salme di soldati italiani quella da tumulare nell'Altare della Patria a Roma come Milite Ignoto: la donna sceglie quella di Mario. Inizia così il suo ultimo lungo viaggio di tre giorni da Aquileia a Roma, dove la sua fidanzata Agnese e il suo migliore amico Emilio, sperando che dentro quella bara ci sia il loro Mario, gli danno un ultimo saluto. Prima Guerra Mondiale. Mario, figlio della borghesia di provincia, è convinto che l'Italia non entrerà nel conflitto, e frequenta l'amico donnaiolo Emilio e la fidanzata Agnese convinto che tutti e tre invecchieranno insieme nella quiete dell'Emilia Romagna. Invece sia Mario che Emilio vengono arruolati e mandati al fronte, dove combatteranno sperando di tornare a casa vivi. È un curioso esperimento cinematografico, il docu-film Fango e gloria, che collega immagini di repertorio tratte dagli archivi dell'Istituto Luce con sequenze di fiction che raccontano ciò che potrebbe nascondersi dietro ogni milite ignoto, irriconoscibile quando ne viene recuperato il cadavere, e invece ricco di storia, speranze ed affetti prima di incontrare la propria sorte fatale. L'esperimento è solo in parte riuscito: da un lato ci sono le immagini di archivio, brillantemente montate e musicate, colorizzate in un modo rispettoso e coerente con l'epoca che raccontano ("come le bicromie di inizio secolo", dice il regista Leonardo Tiberi), che restituiscono al nostro sguardo quella guerra sporca e sfiancante, il freddo, la paura negli occhi dei soldati, l'orrore dei cadaveri sparpagliati, la stanchezza delle marce e l'umiliazione delle ritirate, ma anche le carovane degli sfollati, le donne al lavoro nell'industria bellica, le parate, i funerali di Stato. Questa parte è magnifica, commovente, ricca di ricordi, e accompagnata da un buon monologo narrante che accosta il passato al presente e rende attuali eventi altrimenti confinati ai libri di storia. Persino l'azzardo più rischioso, quello di aggiungere effetti sonori e abbozzi di dialogo messi in bocca a chi, nei filmati di repertorio, parla guardando in camera, funzionano, aiutando a ricreare un mondo e un'epoca consegnati cinematograficamente al silenzio. Dall'altra gli intermezzi narrativi, più vicini alle ricostruzioni di certi programmi televisivi di divulgazione storica che alla Settima arte, non sono all'altezza della drammaticità dei contenuti d'archivio, e sono funestati dalla recitazione rigida (con tanto di affettato accento romagnolo) di Eugenio Franceschini nei panni del protagonista, nonché da alcuni anacronismi (la scelta di un vestito rosso che dovrebbe far risaltare la carnagione di Agnese in una foto in bianco e nero; un soldato che, a inizio secolo scorso, afferma di essere "nato pronto"). Resta da chiedersi se l'aggiunta di questi intermezzi narrativi renderà il film più appetibile alle scolaresche, per le quali potrebbe diventare un'utile lezione di storia, o se invece non sarebbe stato meglio lasciar parlare (con l'accompagnamento della sola voce fuori campo come "io narrante") le immagini del Luce, così profondamente evocative e così sapientemente "attualizzate".
Nella clip del filmato viene presentata la scena girata al Caffè storico Fantoni di Villafranca di Verona dove si ritrovano Mario, Emilio e la fidanzata Agnese.