Arte e Cultura

Cordioli Dario (1932-2009)

IL SUONATORE DI FOGLIA D'EDERA

Dario Cordioli, di professione sarto, nato il 25 agosto 1932 e sempre vissuto a Rosegaferro di Villafranca di Verona, è stato forse il più importante suonatore di foglia d’edera del secolo scorso. Come figlia, l’ho sempre sentito suonare: in bottega tra un paio di pantaloni e l’altro, in compagnia a tavola con gli amici, sul palcoscenico insieme al suo inseparabile fisarmonicista Silvano Dalfini o con il Gruppo Corale Folk I Campagnoli.
Tanti erano i clienti del negozio di abbigliamento adiacente alla sua sartoria che passavano a salutarlo e a chiedergli ‘na sonàda: -Dario! Come vala la foia? -  e lui pronto a far vibrare il suo speciale strumento.
Ha vissuto una vita semplice ma ricca di soddisfazioni sia come sarto che come musicista, stimato e sostenuto dalla sua famiglia: dalla moglie Malvina e dalle figlie Carmen e Sabina nel lavoro e da me nella musica.
Vorrei ricordarlo come straordinario musicista dilettante, ma soprattutto vorrei ricordarlo per la sua personalità che rendeva le sue interpretazioni davvero commoventi.
Timido, gentile, umile, talvolta ironico. Papà Dario è stato sempre un gran lavoratore, generoso nel mettere la sua arte di sarto a servizio della comunità di Rosegaferro: l’ho visto cucire tante volte fino a tarda sera le casacche per i giocatori di calcio della Polisportiva, o le divise per il coro, o le tuniche e i vestiti per i parroci…
Ha fatto parte del Consiglio Parrocchiale, del Consiglio Direttivo della Polisportiva, del coro I Campagnoli, del Gruppo Podistico Miglioranza, contribuendo allo sviluppo della vita sociale del suo paese che amava tanto.
Amava stare con la gente, per i motivi più diversi: guardare insieme una partita di calcio, magari dell’Inter, bere un bianco al bar dell’Esterina o dal ‘Mariàn’ o fare un giro di briscola con gli amici, andare a ballare il valzer in balèra…
Era un uomo elegante, che curava il suo aspetto e d’altra parte era il suo mestiere. Lo ricordo sorridente in camicia e cravatta, che portava anche quando chiudeva il negozio di abbigliamento. Il suo lavoro era un tutt’uno con la casa e la famiglia, per questo posso dire di aver avuto un papà sempre presente. Se avevamo bisogno di qualcosa, lui era lì con la ‘so ùcia’ nella sua sartoria, e con le sue poche ma proverbiali parole che sbrogliavano i piccoli problemi quotidiani. Diceva ‘il cliente ha sempre ragione’ oppure ‘ci g’à pègore g’à pelle’ se ci si lamentava per il lavoro, ‘meglio un uovo oggi che una gallina domani’ se si peccava di ingordigia, ‘ci no g’à testa g’à gambe’ quando si tornava a prendere cose dimenticate oppure ‘con le ciàcole no’ se impasta frittole’ se ci si perdeva in chiacchere (e con quattro donne in casa, erano frasi molto comuni!), ‘alla sera leoni, alla mattina…’ quando il venerdì sera noi figlie uscivamo a ballare e il sabato mattina in negozio si dormiva!
E ancora: ‘El Signor ed disea ai farisèi: quei che laòra iè sempre quei’, ‘i fioi dei scarpolini i va via con le scarpe rotte e mi che son sartòr vao via con le braghe rotte’, ‘bisogna emparar dai siòri a tegnar da conto’, ‘i schèi risparmiè ie i primi guadagnè’, ‘sempre belo quel laorèto che l’è soto el porteghèto’, ‘parchè l’amicissia la se mantegna ‘na sporta vaga e una vegna’…
Era la saggezza popolare che gli avevano trasmesso i suoi genitori di origini contadine, insieme ai valori della vita e a tanta fede in Dio.
Tante volte sostituiva le sue poche porole con una suonata di foglia: un altro modo di comunicare, che per lui risultava più semplice perché veniva dal cuore e per questo non c’era bisogno di saper parlare correttamente l’italiano.
Ecco allora che se era felice per il bel tempo suonava subito ‘Oh sole mio, sta in fronte a me…’, e alla sua adorata Malvina non perdeva l’occasione di dedicargli ‘Fiorin fiorello l’amore è bello vicino a te’. Se non mi sentiva suonare la chitarra nella stanza vicino alla sua sartoria, con la sua foglia intonava ‘Suona suona mia chitarra… oh chitarra romana, accompagnami tu’. E quando qualche persona si vantava eccessivamente, lui con la sua eleganza non si permetteva di fare commenti, ma piuttosto suonava ‘Tu vuoi far l’americano…ma sei nato in Italy…’. Erano solo alcune delle sue canzoni preferite, insieme a Romagna mia, Lu maritiello, Mamma, Il tango delle capinere, Piove, Quelle stradelle…
Sicuramente il suo repertorio preferito era la canzone italiana degli anni ’30 e ’40 e la canzone popolare, ma amava anche le arie d’opera come la Marcia trionfale dell’Aida e i brani classici come la celebre Ave Maria di Schubert. Ascoltava spesso la radio dove registrava le canzoni che amava suonare, tra un ‘sottoponto’ e ‘na busèta’.
Anche durante la lunga malattia, assistito in particolare dalla moglie Malvina e dal prezioso Victor, ha continuato ad amare la musica, suonando finchè c’era fiato, e poi ascoltando le sue registrazioni fatte con i cari amici musicisti Adalberto e Silvano. Negli ultimi tempi, trovava sollievo se aveva una foglia tra le dita o un pezzo di stoffa… probabilmente si immaginava ancora in attività. Il 25 maggio del 2009 ci aveva lasciati, e oggi, dopo un anno, il suono della sua foglia insieme al suo modo di sentire la musica tornano a trovarci con questo CD. E’ stato un lavoro lungo recuperare cassette musicali e video delle sue esecuzioni, fatto anche grazie all’aiuto di diverse persone che hanno avuto la cura di registrare la storia locale del nostro paese e dei suoi personaggi: la famiglia di Angiolino Cordioli (Ciso), il Gruppo Corale Folk I Campagnoli e in particolare Ettore ed Adalberto, Ottenio Cordioli (Tota), i familiari e i parenti.
Le registrazioni sono tutte di tipo amatoriale, alcune fatte in casa durante le prove musicali di Dario con i suoi fisarmonicisti, altre fatte durante gli spettacoli con I Campagnoli, con la conseguenza di non avere sempre una qualità del suono ottimale. Sono però registrazioni che mettono in luce le qualità dell’artista e di chi lo accompagnava e lo aiutava a tenere il ritmo, rispettando al contempo l’estro romantico del suonatore di foglia.
Ho scelto soprattutto le esecuzioni migliori per espressività ed emotività, legate spesso a momenti importanti della sua vita: l’Ave Maria suonata per il matrimonio della figlia Sabina, la Ninna Nanna per il Battesimo del nipote Elio, le partecipazioni ai Festival del Folklore con I Campagnoli. Mi è sembrato bello inserire anche le due interviste che gli sono state fatte dalle televisioni locali, a distanza di circa 10 anni una dall’altra, la prima con Telenuovo nel 1985 e la seconda con TeleArena nel 1995, a testimonianza di come Dario sia riuscito a vincere la sua forte timidezza attraverso la musica. In coda al CD ho aggiunto i complimenti di Corrado alla Corrida di canale 5 che aveva vinto suonando Oh sole mio, un’esperienza di cui si sentiva orgoglioso. Sono sicura che questo CD farà emozionare, soprattutto chi lo ha sentito suonare dal vivo, così come papà Dario ci ha fatto emozionare tante volte, fino al giorno del suo addio alla vita.

 

Michela Cordioli